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Full text of "Il desplazamento forzato"

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IL DESPLAZAMENTO FORZATO 




Sedie silenziose sotto il portico. Barattoli vuoti rotolano per terra. Un 
gatto mi salta addosso chiedendo affetto e carezze che gli mancano da 
quasi un mese. 

Al Rifugio Umanitario della Cooperativa il cibo comincia a 
scarseggiare, cosi all'assemblea comunitaria della sera in cui arrivo mi 
si chiede se sono disposto ad accompagnare una commissione di 
contadini per raccogliere platano e yucca (due degli alimenti 
fondamentali della cucina dei contadini colombiani) nelle coltivazioni 
dell'entroterra. Deciso a condividere fino in fondo il processo di 
resistenza di queste comunita' accetto con piacere la proposta. In breve 
si costituisce una commissione di 5 contadini volontari, tutti di Ojos 
Claros. Gli altri presenti all'assemblea mettono a disposizione le mule 
per noi piu altre sei per caricare il cibo. 
E' lungo il cammino che dal Rifugio Umanitario della Cooperativa 

porta ad Ojos Claros, un gruppo di fattorie sulle montagne del Nord-Est di 

Antioquia. Dalla Cooperativa sono quasi cinque ore di mulo, attraversando 

la comunita' di Dos Quebradas, dove al cammino si affianca il fiume Tamar, 

che insieme all'Ite', un po' piu a valle, formano il Rio Cimitarra la cui valle 

definisce una delle tre regioni del Magdalena Medio. 

E' aprile inoltrato e sulle montagne si avvicina la stagione delle piogge, ma 

nessuno sembra piu' abitare questi luoghi. 

Le fattorie e le case sono infatti state abbandonate a causa di una lunga serie 

di crimini e violenze compiute dall'esercito nazionale (in particolare i 
contadini ritengono responsabile il Battaglione Calibio 
appartenente alia 14° Brigata dell'esercito) culminate 
con l'uccisione di Carlo Mario il 25 marzo di 
quest'anno. 

Era un ragazzo di poco piu di vent'anni, abitava e lavorava a Ojos Claros, era 
membro del gruppo culturale dell' AC VC (Associazione Contadina della Valle 
del Rio Cimitarra), partecipava al comitato sportivo dell 'associazione ed era 
membro della giunta d'azione comunale (organismo di amministrazione delle 

comunita) di Ojos Claros. 

II 24 di marzo l'esercito lo cattura sul fiume Tamar insieme ad un altro ragazzo mentre stavano facendo 

scendere lungo il fiume un carico di legname (il commercio del legname e' una delle principali forme 

di sostentamento in questa regione). Con una scusa vengono portati in una zona appartata della 

montagna per essere giustiziati, ma mentre Carlo Mario cade 

sotto i colpi dei fucili del Battaglione Calibio, 1' altro ragazzo 

riesce a fuggire e diventa un testimone chiave. Come per le altre 

occasioni infatti l'esercito camuffa l'omicidio come un 

combattimento contro i ribelli, ma questa volta qualcuno puo' 

testimoniare con precisione gli eventi, smascherando un 

ricorrente disegno criminale. 

La gente di qua conosceva bene il lavoro sociale di Carlo Mario, 

il suo impegno per l'organizzazione delle comunita. Oggi, sul 

sentiero che porta ad Ojos Claros si trovano dei cartelli dove sta 






scritto: e' rimasto un vuoto nel gruppo giovanile. Chiediamo giustizia, giustizia, giustizia e giustizia. 

Firmato Memo, cosi come lo chiamavano i suoi amici. 

Sale cosi a sei il numero dei contadini di questa zona uccisi dall'esercito (tutti fatti passare per 

guerriglieri morti in combattimento) dal settembre 2006. 

La paura per il protrarsi di questa situazione di violenza ha portato 

la gente a prendere la dolorosa decisione di allontanarsi dalle loro 

case per riunirsi alia Cooperativa, una piccola comunita' sulle rive 

del fiume Ite. 

A partire dal primo di aprile le famiglie hanno caricato tutto quello 

che potevano sulle loro mule allontanandosi dalle loro case. Dietro 

di loro lasciano piu di 

vent'anni di lavoro, di 

fatica quotidiana per 
strappare alia foresta un ettaro di terreno coltivabile. Lasciano 
le case, costruite tavola dopo tavola. Lasciano vestiti, 
vettovaglie, cio che non entra nei sacchi sulle mule 
stracariche. Abbandonano i terreni, le coltivazioni, il 
bestiame. 

I contadini che accompagno mi fanno vedere le loro terre 
abbandonate, le coltivazioni di mais e riso, non curate per un 
mese, ormai irrimediabilmente danneggiate. 
Le loro case sono vuote, le cucine silenziose, un polio muore nell'aia sotto lo sguardo vigile dei 
gallinazos. 
Alia crisi umanitaria si affianca una grave crisi economica. 




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Passiamo per la casa di Wilson Vega. Da lui lavorava Carlo Mario e 
come lui, e' un membro dell'ACVC. Wilson e la sua famiglia sono stati 
tra i primi a lasciare la loro casa. A quanta pare il suo nome compare su 
una lista nera che i militari del Battaglione Calibio si portano dietro e 
dalla quale hanno gia cancellato sei nomi. 

Prima di partire Giordano di Cahucopana (Corporazione di Azione 
Umanitaria per la Convivenza e la Pace del Nord-Est di Antioquia) mi 
dice di fare attenzione nella casa di Wilson ad un poster su cui 
qualcuno, dopo rallontanamento della famiglia, ha scritto AUC che sta 
per Autodifensas Unida de Colombia, il piu spietato e organizzato 
gruppo paramilitare colombiano. Suona come un'orribile minaccia cosi 
come quelle impronte nere di mani calcate sulle tavole all'ingresso 
della cucina. 
Scendo dalla mula ed entro nella casa. Ci sono capre e galline 

dappertutto e un forte odore di escrementi. Le stanze sono aperte (anche se la moglie di Wilson mi dice, 

al mio ritorno, che le avevano lasciate ben chiuse dall'interno) e gli 

animali hanno fatto le loro tane sui materassi. I libri, le carte e i 

vestiti rimasti sono sparsi per terra, sporchi e distrutti. II grande 

focolare della cucina e' stato distrutto. II piccolo negozietto della 

casa, dove si vendevano generi alimentari, e' stato saccheggiato e le 

cose rimaste distrutte o rese inutilizzabili. Fuori il bestiame e' 

incustodito e vaga per il campo. Del manifesto con la scritta AUC 

non c'e' piu traccia (ma conserviamo una foto scattata la settimana 



: 




prima) diligentemente tolto da qualche mano laboriosa, nera, come 

quelle impronte che fanno ancora terribile 
sfoggio di se nella cucina. 
Continuiamo il cammino attraversando le altre 
fattorie abbandonate mentre sopra le nostre 
teste un elicottero dell'esercito per lustra la 
zona. 

Noto che nelle altre case le porte sono rimaste 
chiuse con i lucchetti che i contadini avevano 
messo prima di lasciarle. Non ci sono segni di 
saccheggio. 

L'accanimento sulla fattoria di Wilson potrebbe quindi inscriversi 
nella logica deH'avvertimento mirato a un indesiderato. Ad una 
politica, quella dell' AC VC indesiderata e contrastata con ogni mezzo 
necessario. Ad un'umanita contadina senza diritti e senza dignita. 





Max Valenti 

Cooperativa(Colombia) - 22 aprile 2007